DIPLOMÁTICO RUM

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Craftmanship

Art Day: L’arte di fare il rum

Ottobre 2020

Una pipa, un’idea di bicchiere, un’etichetta inconfondibile. Era il 1914 e Pablo Picasso – come il collega cubista Juan Gris e come Paul Cezanne prima di loro – apriva le porte del tempio della pittura a un oggetto magico.

 

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Una comune bottiglia, di quelle che capitava di svuotare nei bistrot della Parigi di inizio Novecento, ma che dentro si portava una sinfonia di suggestioni e viaggi, profumi esotici e falò liquidi di fantasie. Il rum usciva così dalla sua dimensione comune di spirito da contrabbandieri e in punta di piedi – anzi, di barili – scivolava nell’immaginario nobile dell’arte. Dopo tanti anni, era tempo di rendere la cortesia.

 

Perché in fondo, dietro al progetto che in Italia vede Rum Diplomatico sempre più legato all’universo della creatività, c’è la chiusura di quel cerchio: se le avanguardie hanno portato un oggetto di consumo al centro dell’opera d’arte, perché uno dei brand di rum più all’avanguardia non può portare l’arte in una bottiglia? Perché non seguire i puntini che da un alambicco in Sudamerica portano a una tela in una galleria di Milano, passando dall’artigianalità alla tecnica, dal gusto al piacere, dall’equilibrio alla forza evocativa che accomunano uno spirito e un quadro?

 

Non è un caso che sia capitato in Italia, le cose raramente succedono senza una spiegazione. I maestri roneri lo sanno bene, la suerte è sovrana, ma poi contano la qualità della canna da zucchero, il terreno, la fermentazione, la cura, la tradizione. In Italia c’erano tutti gli ingredienti: una comunità di giovani artisti curiosi, una ricca tradizione di collaborazione fra designer e disegnatori e brand del beverage (da Depero e Dudovich fino a Crivellaro), una ossessione collettiva per il gusto estetico e gastronomico, un importatore come Compagnia dei Caraibi da sempre profondamente convinto che distribuire un marchio di alcolici sia anche questione di principi e non solo di portafoglio.

 

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Da questo terreno fertile come i llanos ai piedi delle Ande venezuelane, due anni fa è germogliata una collaborazione che ha visto Ron Diplomatico diventare partner di Affordable Art Fair, la piattaforma che si propone di valorizzare opere a prezzi accessibili di artisti emergenti. Perché il gusto estetico va formato, esattamente come il palato. La qualità è nei dettagli, non porta un cartellino con prezzi a sei zeri. Così come Affordable Art Fair mira a diffondere il verbo della bellezza senza esclusività né snobismi, Diplomatico Reserva Exclusiva ha reso pop uno stile di rum complesso eppure nato per piacere. Non è forse l’essenza stessa della diplomazia, quella di intessere rapporti in ogni angolo del globo?

 

La sinergia è l’idea che sta alla base di LAB, il progetto che dal 2019 vede una selezioni di artisti cimentarsi nella rilettura dell’iconografia di Diplomatico: un cocktail di live performances e fantasia. La stessa con cui i bartender di tutto il mondo hanno elevato il Reserva Exclusiva a classico per infiniti cocktail.

 

E così capita che il volto familiare e bonario di Don Juancho Nieto Melendez, con quei sontuosi baffi da quadro di Velazquez, venga “macchiato” da una palla di vernice, come nella reinterpretazione di Mr. Save the Wall, vincitore del LAB 2019; o che il marchio venga scomposto in pennellate verdi come la giungla sudamericana, con screziature bronzee color rum e materiali ecosostenibili in perfetta linea con la filosofia dell’azienda, come nell’opera di Elisa Madeo Pitt che ha trionfato quest’anno. Talento e stile personale, visioni che si traducono in edizioni limitate e speciali di Reserva Exclusiva, in un mutuo scambio di ispirazione tra arte e distillato. Uno scambio che tramite la parola scritta ha arricchito la letteratura con le pagine alcoliche di Hemingway e Hunter S. Thompson, Dickens e Scott Fitzgerald. Uno scambio di cui Don Juancho – collezionista instancabile di rarità alcoliche e sopraffino cultore del bello come del buono della vita – sarebbe andato orgoglioso.

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D’altronde, dal “cogito, ergo sum” di Cartesio, ne abbiamo fatta di strada. E rivendichiamo di non essere solo pensiero, ma anche passione e senso, e i sensi vanno appagati. Un sorso di rum che avvolge le labbra con un deliquio di cioccolato, un quadro che trasforma colori acrilici e concetti in materia da ammirare. Il piacere è polisensoriale, tutto è gusto, ogni sensazione nuova è una conquista e ogni abbinamento un’opportunità: oggi più che mai è tempo di cambiare il nostro mantra in “Assaporo, ergo rum”.

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